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Interdistanza dei pali stradali: come scegliere l’ottica LED

Illustrazione di una strada con armature LED su pali laterali al crepuscolo
Illustrazione generata per questa guida: non rappresenta un impianto realizzato né una simulazione fotometrica.

A cura di Fabio Locorotondo · Illuminazione LED Industriale

La distanza tra i pali stradali non si sceglie partendo dai watt. Dipende dalla geometria della strada, dall’altezza dei punti luce, dalla distribuzione luminosa dell’armatura e dalle prestazioni richieste. Due lampade con la stessa potenza possono illuminare in modo diverso lo spazio fra un sostegno e il successivo.

Quando si sostituiscono vecchie lampade con apparecchi LED, la domanda utile è: quale combinazione di ottica e flusso funziona sui pali che abbiamo? Questo approfondimento spiega quali dati raccogliere e come leggere il confronto. Per il quadro completo su impianto, armature e progettazione, consulta la guida alla pubblica illuminazione LED.

Che cos’è l’interdistanza dei pali stradali?

L’interdistanza è la distanza fra due sostegni consecutivi. In un impianto regolare si misura lungo il tracciato; nel rilievo bisogna precisare anche su quale lato si trovano i pali. Un impianto con pali su un solo lato non equivale a uno con sostegni contrapposti o sfalsati.

Inoltre, altezza del palo e altezza del centro luminoso possono essere diverse: sbraccio, attacco e posizione dell’apparecchio incidono sulla quota e sulla collocazione effettiva della sorgente. Un preventivo basato soltanto sulla lunghezza del palo può quindi partire da un dato incompleto.

Esiste una distanza giusta valida per tutte le strade?

No. Un valore come “un palo ogni 30 metri” può descrivere un impianto, ma non dimostra che sia adeguato. Anche il rapporto tra interdistanza e altezza è un’indicazione geometrica, non una verifica delle prestazioni.

Il punto di partenza è la categoria illuminotecnica. La UNI 11248:2016 descrive il percorso di selezione delle categorie attraverso la valutazione dei rischi; la UNI EN 13201-2:2016 definisce le relative prestazioni fotometriche. Per questo non si assegna lo stesso obiettivo a una carreggiata, a un percorso pedonale e a una zona di conflitto.

Dato da rilevare Perché serve
Larghezza della carreggiata e delle aree laterali Definisce dove deve arrivare la luce e quali superfici valutare separatamente.
Interdistanze reali e disposizione dei sostegni Mostra le campate più critiche, comprese quelle più lunghe della media.
Altezza del centro luminoso, sbraccio e arretramento Individua la posizione effettiva dell’apparecchio rispetto alla strada.
Fotometria della variante proposta Descrive come l’armatura distribuisce la luce nelle diverse direzioni.
Categoria e criteri di manutenzione Permette di confrontare le soluzioni rispetto agli stessi obiettivi nel tempo.

Perché l’ottica cambia il risultato tra un palo e l’altro

I watt indicano la potenza elettrica; i lumen quantificano il flusso luminoso. Nessuno dei due dati, da solo, descrive dove finisce la luce. È la fotometria dell’apparecchio completo a permettere questa valutazione.

Su una strada stretta, l’esigenza può essere distribuire la luce lungo la carreggiata limitando quella che cade fuori dall’area utile. Una carreggiata più larga, un marciapiede arretrato o una diversa disposizione dei pali richiedono una verifica differente. La semplice etichetta “ottica stradale” non basta a dichiarare due prodotti equivalenti.

Nel confronto richiedi quindi il file fotometrico della precisa variante di armatura, con ottica e flusso corrispondenti all’offerta. La documentazione DIALux sulla progettazione stradale mostra come confrontare varianti di apparecchi sulla stessa configurazione e ottimizzare distanza, altezza e posizione.

Più watt risolvono le zone buie? Un esempio semplice

Immaginiamo, soltanto per capire il meccanismo, una superficie di controllo con illuminamento medio di 20 lux e minimo di 4 lux. Il rapporto minimo/medio vale 4 ÷ 20 = 0,20.

Se, a geometria e distribuzione fotometrica invariate, tutti i valori aumentano del 50%, la media diventa 30 lux e il minimo 6 lux. Il rapporto rimane 6 ÷ 30 = 0,20: c’è più luce, ma la distribuzione relativa non è migliorata.

È un esempio aritmetico, non una simulazione di un impianto né una soglia normativa. Non implica che aumentare i watt del 50% faccia aumentare i lumen della stessa percentuale. Inoltre, il solo rapporto tra illuminamenti non sostituisce la valutazione dei parametri previsti per la categoria stradale applicabile.

La conseguenza pratica è chiara: se il problema è la distribuzione, prima di aumentare la potenza bisogna confrontare ottiche, altezze e posizioni. Il calcolo può mostrare che serve modificare uno di questi elementi, oppure intervenire sulla distanza fra i punti luce.

Sostituire le armature LED mantenendo i pali esistenti

In una riqualificazione i pali possono costituire un vincolo. Il confronto va allora svolto sulla geometria reale, senza sostituire le distanze irregolari con una media favorevole. Curve, accessi, alberature, attraversamenti e intersezioni devono essere riconosciuti nel rilievo e valutati nel progetto.

Puoi chiedere al progettista un confronto tra poche varianti pertinenti, mantenendo uguali categoria, geometria e ipotesi di manutenzione. La guida ufficiale DIALux illustra anche la documentazione dei risultati: disposizione, campi di valutazione e tabelle fotometriche. Un’immagine luminosa del modello 3D, da sola, non è sufficiente per scegliere.

Il mantenimento dei sostegni richiede anche la verifica della loro idoneità e della compatibilità dell’impianto. La scelta dell’armatura non esaurisce queste verifiche.

Come scegliere l’armatura senza fermarsi alla potenza

Per vedere una soluzione presente nel nostro catalogo puoi consultare la scheda dell’armatura stradale Gladio60plus. Il prodotto è un punto di partenza per il confronto: la sua idoneità alla tua strada va verificata nella configurazione proposta, non dedotta dal nome del modello o da una potenza simile a quella della lampada precedente.

Chiedi che l’offerta identifichi chiaramente apparecchio, ottica, flusso, potenza assorbita e condizioni di installazione. Per le questioni di classificazione e requisiti trovi un approfondimento nella guida alla normativa sull’illuminazione stradale.

La checklist da inviare per una prima valutazione

  • Planimetria o schizzo quotato della strada, con posizione dei pali.
  • Larghezze di carreggiata, marciapiedi ed eventuali percorsi ciclabili.
  • Distanza fra ogni coppia di sostegni e altezza dei punti luce.
  • Foto di sbracci, apparecchi, ostacoli e tratti irregolari.
  • Modello e potenza delle lampade esistenti, se si tratta di sostituzione.
  • Uso della strada, località e documentazione progettuale già disponibile.

Con questi dati si può impostare un confronto coerente e individuare le informazioni che mancano, evitando una scelta basata soltanto su “quanti watt servono”.

Hai già i pali? Partiamo dalle misure.

Inviaci planimetria, altezze e distanze: valuteremo quali dati servono per confrontare le armature LED per il tuo impianto.

Domande frequenti sull’interdistanza dei pali stradali

A quale distanza vanno installati i pali dell’illuminazione stradale?

La distanza si determina con un calcolo illuminotecnico che consideri la categoria della strada, la sua geometria, l’altezza dei punti luce e la fotometria degli apparecchi. Non esiste una distanza valida per qualunque impianto.

Posso mantenere i pali esistenti passando alle armature LED?

È possibile se la nuova configurazione raggiunge le prestazioni richieste. La verifica illuminotecnica deve usare le distanze reali, anche quando non sono regolari; va inoltre verificata l’idoneità dei sostegni e dell’impianto.

Aumentare i watt elimina le zone buie tra i pali?

Non necessariamente. Se cresce soltanto il flusso e la distribuzione della luce resta uguale, aumentano sia i valori minimi sia quelli medi, ma il loro rapporto può rimanere invariato. Per correggere la distribuzione può servire un’altra ottica o una diversa geometria.

Quali dati servono per confrontare due armature stradali LED?

Servono il file fotometrico della variante proposta, il flusso dell’apparecchio, la potenza assorbita, l’ottica e le condizioni di installazione. Il confronto va svolto sulla stessa strada, con gli stessi criteri di calcolo e manutenzione.

Fonti consultate il 30 ottobre 2026: catalogo ufficiale UNI per UNI 11248 e UNI EN 13201-2; documentazione tecnica ufficiale DIALux, collegate nei paragrafi pertinenti. I riferimenti alle norme ne descrivono l’ambito; le verifiche di progetto richiedono il testo applicabile e i dati dell’impianto.

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